domenica 12 novembre 2017

12/11/1997

12 Novembre 1997. Venti anni. Da un preludio che è stato primo passo emozionato di un cammino del tutto inconsapevole di quanto a lungo sarebbe durato il viaggio.

Il sole del mattino splendeva pallido tra le nubi che come grigi drappi ancora si attardavano nel cielo.
La brezza mattutina trasportava con sé l’odore della pioggia passata, gelando l’acqua sul mantello del viandante. Questi, dal canto suo, pareva non accorgersene: aveva viaggiato a lungo e non sempre era riuscito a trovare un riparo confortevole dai rovesci che avevano imperversato sulla contrada durante tutta la settimana precedente.

Era autunno ed avevo vent’anni. Ditemi, ve li ricordate i vent’anni? Tanta più energia di ora, aggrovigliata tuttavia in quel periodo in una matassa come di nubi vorticanti, smaniose di scaricare pioggia e lampi senza capire bene come. Fino alla notte in cui, dinanzi a un vecchio PC 486, mi ritrovai specchiato in un monitor lucente, animato di parole che si facevano frasi, di pensieri che si mutavano in capoversi, fino a raccontare il principio di un viaggio. Ed eccole di colpo là, le mie nubi, espresse dinanzi ai miei occhi, esorcizzate da un sole che sbucava tra gli strappi di una tempesta che aveva trovato finalmente sfogo dopo tanto imperversare. E si fotta chi solleva il sopracciglio con aria di sufficienza per via dell’ennesimo incipit meteorologico, chi crede di poter scrivere con le mani ben salde sul timone dei propri paradigmi narrativi. Io quella notte scrivevo incosciente.

Io quella notte scrivevo col cuore.

Come avrei fatto tante altre volte in futuro, come non avrei mai fatto nello stesso modo, poiché le prime volte sono destinate a restare tali, benedizione o condanna, su ogni campo e in ogni universo conosciuto.

Il sole del mattino splendeva…” tra i nembi della mia ispirazione lacerata e per dunque feconda, e un uomo camminava al suo tepore col mantello nero ancora grave di pioggia. Si chiamava Lothar Basler, aveva gli stessi occhi verdi e febbricitanti di chi lo trascinava su quella strada. Era ancora quella lunga notte e io non potevo sapere che per i successivi vent’anni non avrebbe più abbandonato i miei pensieri.

Ma non è semplicemente a Lothar che penso oggi. Penso a cosa ha significato la scelta intrapresa allora di mettere per iscritto le luci e le ombre che s’inseguivano nel mio cuore. Per mesi, ho riversato molto di ciò che ero in un romanzo che non si poneva ancora nemmeno la questione di considerarsi tale. Non possedeva neanche un nome, era un semplice file dal titolo ‘Preludio’, quasi provasse pudore dinanzi ai capitoli che si susseguivano a svilupparne la trama. Scritto su Write, un applicativo minimale nelle funzioni e nella formattazione (sarei passato a Word solo col volume successivo), in parte scritto direttamente a mano su fogli qualsiasi quando pur lontano dalla scrivania non riuscivo a vincere la smania che mi sprofondava nella storia. Eccoli là, sparsi alla rinfusa sul tavolo, fogli ingialliti e stropicciati fitti di prosa o di appunti o di schizzi che hanno costituito le fondamenta di tanto lavoro. Il loro contenuto è spesso cambiato nelle rielaborazioni tese a perfezionarlo fino alle pagine pubblicate, ma il loro senso autentico è sempre lì, nella matita sbiadita, nella penna sbafata, nell’odore lievemente muffito della carta giaciuta per anni in un cassetto.

Penso ai tre romanzi che è diventato, agli altri tre che l’hanno seguito. A quelli di cui non ho ancora mai parlato. Alla loro pubblicazione, la ‘mia’ pubblicazione, il rendere disponibile così tanto dell’intimità dell’autore attraverso librerie, fiere, presentazioni, interviste... Il sogno coronato di raggiungere migliaia di persone con le proprie storie.

In questi vent’anni ho percorso molta più strada di quanto avessi mai pensato. Ho goduto per quel che mi è stato concesso della mia dose di luci della ribalta, ho scoperto le ombre dell’editoria e del mondo che le gira intorno, una moltitudine di spigoli nascosti che dalla platea, senza poter sbirciare dietro le quinte, non puoi nemmeno immaginare.

Scrittore, se scrittore è chi scrive a qualcuno che può e vuole ascoltare.

Scrittore, se scrittore è chi non ha capacità di resistere al richiamo che lo spinge a dare una forma alla tempesta che certe notti gli imperversa nel cuore.

Vent’anni sono un soffio, se ti volti a guardare. Possono farti lacrimare gli occhi quando li contempli d’un colpo mentre la loro memoria finisce per scorrerti troppo veloce sulla pelle. Ho scritto così tanto da quella notte, e se davvero volete conoscere qualcosa di me allora non vi resta che cercare la chiave persa tra le pagine vergate. Ai più non interesserà, e questo è tutto sommato confortante: a loro resterà il piacere - io auspico - di leggerne la storia, di spartire il riso e il pianto coi suoi protagonisti.
Vent’anni da una notte dinanzi uno schermo, col cuore un po’ trepido e un po’ emozionato del viandante riscaldato dal sole dopo giorni di tempesta. Del loro trascorso mi restano sorpresa e nostalgia, e un bagaglio d’esperienza che spero comprenda anche un poco di saggezza.

Ma soprattutto, mi resta la voglia talvolta incontenibile di continuare a viaggiare.




martedì 31 ottobre 2017

Disegno di lutto e dannazione...

"L’urto improvviso lo fece trasalire. La zattera aveva infine raggiunto l’approdo, un molo fatiscente profilato nell’ombra. Sebastian Arelano sentì il fanciullo mugugnare nel sonno. Stava acciambellato a poppa, un rotolo di cima incrostata di melma per guanciale. Sussultava in posizione fetale, il solito fantoccio accanitamente stretto al petto. A prua, la sua guida (o forse era la loro, se includeva il bambino, Sebastian non riusciva davvero a schiarirsi la mente) balzò agilmente sul pontile. Piccola sagoma scura dagli occhi scintillanti, fece biancheggiare il suo terribile sorriso al suo indirizzo mentre ormeggiava la zattera.

Sebastian Arelano rispose con un ghigno tremulo sulle labbra livide. Passò oltre con lo sguardo, fino alla dozzina di occhi materializzatisi nelle tenebre a pochi passi dall’attracco. Li scrutavano cupidi, famelici, bruciati da una febbre che era disperazione e pazzia. Ma l’inquisitore non indugiò: proseguì attraverso i drappi di foschia evanescente che fluttuavano attorno a quegli occhi, risalì le forme scabre della rupe alle loro spalle. In cima si arrestò.

Forme nere, stagliate contro il cielo maculato di stelle. Torri e mura dalle finestre buie, bastioni dai merli sbreccati, guglie spezzate e pinnacoli contorti, un garbuglio dalle estremità aguzze come di ossa esplose dalle fondamenta della roccia.

Il tremito abbandonò le labbra dell’inquisitore e il suo ghigno si affilò come una lama calcinata. Per un momento lo scollamento dei pensieri riottenne il filo e Sebastian Arelano poté scorgere il contorno di un disegno coerente. Il disegno, sul proprio cammino.

In alto, sulla cima di una torre infestata di ombre, qualcuno osservava l’osservatore e i suoi compagni di viaggio. Pensava all’odore ammorbante eppur sensuale del decadimento. Pensava al peso ineffabile delle maledizioni, all’ineluttabilità della sorte capricciosa. Si domandava se quella zattera avesse condotto l’illusione della vana speranza o la sentenza dell’ultima strofa. Non faceva molta differenza, anche questo pensava.


E intanto col pollice strofinava le ali di un vecchio anello graffiato, simbolo di lutto e dannazione."

                                                   (da La Stagione delle Ceneri - Trilogia dell'Estraneo (vol.2))


mercoledì 25 ottobre 2017

10 Sfumature di Cenere...

...per chi apprezza le curiosità.

  1. La prima stesura de "La Stagione delle Ceneri" risale al periodo agosto 2007 - giugno 2008, a conferma della costante che mi impone di confrontarmi in retrospettiva con lavori originati a distanza di anni;
  2. Il romanzo costituisce il cardine attorno a cui ruota la 'Trilogia dell'Estraneo', adempiendo al compito di sviluppare la maggior parte dei temi accennati ne "Il Richiamo del Crepuscolo", seminando al contempo un anticipo di quel che verrà svelato soltanto nel volume finale;
  3. E' un romanzo cui sono molto affezionato. Questo avviene per tutti quelli che ho scritto, com'è naturale che sia, ciascuno per le sue specificità, ciascuno per il periodo della vita in cui mi ha accompagnato. Ma "La Stagione delle Ceneri" è forse quello in cui il quadro mi è apparso fin da subito nitido. Avevo chiaro in mente il titolo, gli episodi, la sorte dei personaggi, il suo finale. Avevo in mente la copertina, un unico soggetto ben definito, diversamente dal ventaglio di idee messe sul tavolo negli altri casi. Non sempre accade, non sempre la strada della narrazione scorre tanto fluida nella testa e nel cuore dell'autore;
  4. In linea con gli altri di questa trilogia e della precedente, anche questo volume è diviso in due parti ('La Macabra Danza della Larenzia' e 'Il Campo di Spade'), anticipate da una prefazione che - caso unico questo - è in versi ('L’Oracolo di Aboriskô');
  5. Dopo le vicende geograficamente localizzate de "Il Richiamo del Crepuscolo" (ambientato principalmente a Lum e dintorni), qui la storia vira sull''on-the-road', toccando luoghi e paesaggi diversi (montagne, borghi, castelli, città);
  6. Il contesto e le atmosfere 'storiche' del primo volume sfumano nel gotico, nel macabro, a tratti nell'horror (come prevedibile dal momento che i protagonisti si spingeranno nella direzione dell'ultimo tramonto);
  7. La coralità della 'Trilogia dell'Estraneo' troverà qui conferma: più protagonisti, molto sfaccettati, circondati da comprimari vecchi e nuovi, cui ho cercato di attribuire profondità di carattere e ruolo;
  8. La guerra che avevo preannunciato mostrerà il volto terribile delle armate che l'hanno scatenata. E sarà l'inizio di molte battaglie a venire;
  9. Compagnia di uomini, donne e bambini. Di animali. Sarà dura sopravvivenza. E non sarà per tutti;
  10. L'Estraneo paleserà presto la sua natura ambigua, ombra e luce, eppur nessuna. Il dono e la condanna del profeta, dell'unico capace di percorrere il confine labile del giorno che appassisce dinanzi alla tenebra perenne.




venerdì 13 ottobre 2017

What an Intriguing Crossover...

Come anticipato diverso tempo fa, ho accettato con molto piacere l'invito degli amici del Ludus Magnus Studio di introdurre Lothar Basler come personaggio di 'Nova Aetas', il tactical boardgame ambientato in uno scenario fantasy-rinascimentale suggestivo e a tinte dark.
Il progetto, 'fondato' su Kickstarter con grande successo, è finalmente giunto a sviluppare il cross-over di Lothar in termini di regole, background ed estetica del modello 3D che lo rappresenterà.
Chi fosse interessato al gioco, non perda tempo a scoprire tutti i suoi altri interessantissimi dettagli al link 'Nova Aetas: Dark Renaissance Tactical Game'!




sabato 30 settembre 2017

Oltre la Cordigliera...

"L’Ohra Ni Kahlos ha oscurato l’occidente.
Sulla spinta di vele nere ha traversato l’oceano.
Il suo seme corrotto ha attecchito a sud, oltre la Cordigliera.
Nella penisola di Altea, la luce muore.
Io l’ho visto con questi miei occhi."


martedì 19 settembre 2017

Si sollevano le Ceneri

Come già annunciato, esce in data odierna "La Stagione delle Ceneri", volume secondo della "Trilogia dell'Estraneo", edito da Delos Digital.

Avremo ovviamente modo di parlarne, oggi mi limito a confermare che l'attesa è conclusa (a beneficio principalmente di tutti quelli che in questi ultimi mesi mi hanno incalzato per sapere quando potessero leggerlo, senza che riuscissi a fornirgli una data precisa... vi ringrazio per la pazienza e auspico con tutto il cuore che la storia saprà ricompensarvi per l'attesa! 😊).

Il Richiamo del Crepuscolo attira a sé il Profeta col suo gregge di Sacrificati. Muta sembianza ma non sostanza, precipitando ogni cosa in un abisso di luce asfissiata.

Siete pronti a seguire l'Estraneo attraverso il confine labile dell'ultimo tramonto?